La forza ed il valore di un messaggio pubblicitario dipendono dal suo destinatario ed è per questo motivo che deve essere pensato ed interessante per il ricevente; informazione, divertimento e fiducia sono i tre punti fondamentali che i consumatori si aspettano dalla pubblicità. Più si padroneggiano le necessità del consumatore, più vicina a lui sarà l’informazione. Divertente, stimolante, interessante sono le caratteristiche di qualità del messaggio che possono attirare il pubblico; ricerche, infatti, dimostrano che se un annuncio è gradito vende di più.

Nella pubblicità, la fiducia non si conquista solo con l’impatto, ma con un processo graduale: se qualcuno crede nel prodotto e lo compra per la prima volta, vuol dire che comincia a porre fiducia in esso, ma questo impegna ulteriormente l’azienda a mantenere la promessa di marketing. Alcune ricerche dimostrano che quando un consumatore acquista un prodotto per la prima volta presta più attenzione alla pubblicità di quel prodotto, per la necessità di dimostrare a se stesso che la sua scelta è stata giusta.

Vi sono però alcuni annunci che non hanno altra funzione se non quella di intrattenere, tanto da dimenticare di spiegare agli spettatori l’utilità del prodotto o di trasferire messaggi di fiducia. Questo può generare nei consumatori/spettatori delle incertezze, dubbi, vaghe speranze.

Sottovalutare la struttura comunicativa di un messaggio pubblicitario, è uno degli errori più gravi nel quale ci si possa imbattere.

Prendiamo come esempio lo spot di caffè Borbone, ambientato nel 1770, in cui l’animazione 3d di re Ferdinando, che recita lo spot, gusta un “caffè da re”, chiedendosi “…chissà se nel 2000 lo sapranno fare ancora buono accussì”.

L’utilizzo di una semplice locuzione avverbiale può stravolgere la percezione del messaggio che si vuole trasferire.

Nello specifico, la frase finale dello spot, introdotta dalla locuzione “chissà”, che servirebbe ad eludere una risposta più impegnativa, secondo voi potrebbe suscitare qualche perplessità e far nascere la domanda: “Ma il caffè Borbone di oggi è effettivamente buono come quello del 1770?” …???