Nei primi anni ’90 del secolo scorso, si iniziava a prospettare l’introduzione massiva nell’uso produttivo delle tecnologie digitali nelle Arti e nella Comunicazione, queste prendevano il nome di “tecnologie creative digitali” ed “I.C.T.” – Information & Communication Technologies”.
Nasce in seno anche alla comunità scientifica non di area tecnologica l’esigenza di indagare sugli effetti causati dall’introduzione della Cultura Digitale.
Si avvia, a Napoli, nel 1994 il programma Umanesimo & Tecnologia, in seno alla cattedra di Sociologia della Letteratura dell’Università Orientale di Napoli, il tema principale della ricerca si poneva lo scopo iniziale di esplorare il nuovo rapporto che si andava instaurando rispetto all’estetica tradizionale (cioè di matrice creativa analogica) tra gli Autori, le loro Opere ed il Pubblico che le fruisce; diventando, l’Arte, Digitale.

Ciò, allo scopo di cogliere i nuovi valori comunicativi ed interpretare le potenzialità in ambito sociale (in quanto nuova  espressione) dei nuovi processi creativi introdotti con il digitale, che produceva ed istituiva un genere artistico emergente in quel determinato contesto storico e sociale che si andava definendo alla fine del secolo scorso con il nome di Società dell’Informazione. ​

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